Catania, 19  settembre  2017
ATTIVITÀ
SERVIZI
SOSTIENI IL TEATRO
IL TEATRO
LE SALE
    La storia
    Il Teatro e la Città
    L'opera e il Bellini
    Bibliografia
    Pianta del Teatro
    La storia
    La rinascita
    Pianta del Teatro
ARCHIVI
UNO STUDIOSO DONA AL TEATRO MASSIMO BELLINI
UN DOCUMENTO CHE AIUTA A RICOSTRUIRE
GLI ANNI GIOVANILI DI VINCENZO BELLINI
ERA A S. GIOVANNI LA PUNTA IL CERTIFICATO DI MORTE DELLA SORELLA MICHELA
04/11/2008 - 09.00
In occasione del 207° anniversario della nascita di Vincenzo Bellini, cadto ieri 3 novembre, uno studioso catanese appassionato della vita e dell’opera del grande musicista catanese, il violinista Antonio Macrì, ha voluto donare al Teatro Massimo Bellini la copia originale del certificato di morte di Michela Bellini, sorella del compositore Vincenzo, documento rintracciato negli archivi dell’anagrafe del comune di S. Giovanni La Punta.
Al di là del valore simbolico (si hanno infatti poche notizie sugli altri familiari di Bellini), secondo Macrì il documento conferma alcuni particolari sulla vita giovanile del Cigno catanese, di cui si hanno poche documentate notizie, e su un suo presunto soggiorno nel piccolo comune dell’hinterland di Catania.
“Ringraziamo Macrì per il suo gesto –ha detto il sovrintendente Fiumefreddo- che consideriamo un riconoscimento per l’attività del Teatro in questi ultimi anni volta anche a valorizzare il patrimonio artistico e culturale della nostra città e, segnatamente, del grande musicista di cui il Teatro porta orgogliosamente il nome, Vincenzo Bellini”.
Il documento sarà custodito nel museo teatrale del “Bellini”, attualmente in via di costituzione.

IL DOCUMENTO, di Antonio Macrì.
Il ritrovamento del certificato di morte di Michela Bellini, sorella del Cigno catanese, nata nel 1806 dopo Vincenzo, Carmelo, Francesco e prima di Giuseppa, Mario e Maria, aggiunge un altro piccolo tassello alla vita del musicista catanese ma è altresì una grande conferma per quel che riguarda la parte di biografia di Vincenzo Bellini rimasta sconosciuta. A ritrovarlo è stato il violinista-storiografo Antonio Macrì che, con la pubblicazione del libro "Bellini e San Giovanni La Punta" e il ritrovamento del documento, convalida quella che sembrava una vecchia leggenda di paese: le frequentazioni del Cigno, durante la sua fanciullezza, con famiglie di S. Giovanni La Punta. "I vecchi puntesi raccontavano per averlo sentito dire ai loro padri, che il piccolo Bellini si trastullava al balcone canterellando e tenendo in mano un bacchetta con la quale batteva il tempo". Ad accoglierlo, il balcone a piano rilevato della casa del Protomedico Antonio Di Giacomo, amico del nonno; la casa è sita di fronte alla chiesa SS. Maria delle Grazie (oggi c’è una lapide che ne ricorda l’evento). Il piccolo ‘Nzuddu (vezzeggiativo che gli attribuivano i familiari), aveva già dato prove della genialità tra le mura domestiche ma all’occhio degli estranei risaltava più per la notorietà del nonno, Vincenzo Tobia, musicista di talento nonché insegnante nelle famiglie più facoltose. Nella stessa casa puntese, più tardi nascerà la parentela tra le due famiglie, grazie al matrimonio tra Maria Bellini e il nipote del protomedico, Paolo Di Giacomo Castorina.
Poco distante l’abitazione del protomedico, un’altra casa importante per i Bellini, quella di uno zio, Pepè Fisichella, dirimpetto a quella dei nobili Paternò Castello, anni dopo passerà di proprietà alla nipote Michela che, come dimostra l’atto, vi abiterà fino alla morte.
Maria, essendo vedova e senza figli, durante la vecchiaia villeggerà nella casa vicina a quella di Michela. Essendo ella la più piccola dei Bellini e la più somigliante all’Insigne fratello, posò spesso per ritratti postumi che oggi lo ricordano e, in quella casa che aveva ospitato il fratello allora bambino, posò per un pittore venuto appositamente dalla Germania. Dopo la morte di Michela, rimasta sola, Maria preferì tornarsene a Catania dove morì l’anno seguente, il 1884.
Il documento ritrovato, mancante sia al Museo Belliniano che all’Archivio di Stato, mette finalmente un punto fermo su tutta questa parte di storia. Alcuni libri riportavano erroneamente come presunta data del decesso di Michela l’anno 1884 che, invece, riguardava Maria. Si parlò nuovamente della famiglia Bellini nel 1876, quando 41 anni dopo la morte del Cigno, il suo corpo fu traslato da Parigi a Catania. Fu in quella occasione che la cronaca riportò la presenza commossa di Maria, già vedova e, dell’assenza di Michela (….) “rimasta paralitica nella sua casa di S. Giovanni La Punta, ella che aveva anelato tutta la vita il rimpatrio del fratello proferiva: Ora posso morir contenta”.
A rafforzare la ricerca, alcuni riferimenti nel libro "Bellini" di G. Policastro del 1935 che aveva iniziato le sue ricerche su S. Giovanni La Punta, ma senza completarle.
Michela Bellini custodì gelosamente nella sua casa alcuni documenti importanti e cimeli appartenuti al fratello Vincenzo, poi donati al Museo Belliniano, ove tutt’oggi si trovano custoditi. Tra questi, il brano composto all’età di 12 anni “La farfalletta” che fu redatto dalla figlia Gaetana o, più probabilmente, dal figlio di quest’ultima, cioè il nipote Ascanio Bazan, maestro di musica.
E.A.R. TEATRO MASSIMO BELLINI
  Area riservata tel. +39 095 7306111 - via Perrotta,12 -  95131  CATANIA  (CT)  ITALIA
  Credits | Informazioni legali